venerdì 4 marzo 2011

Segue…Magie e misteri di Roma

La terribile vendetta di Virgilio (II Parte)

L’itinerario virgiliano parte dall’Arco di Costantino, di fianco al Colosseo, dove è ancora visibile la planimetria di una delle più antiche fontate di Roma, la Meta sudans, ovvero la Meta Sudante. Veniva chiamata così perché la sua imponente struttura a forma di cono era sormontata da un globo di bronzo costellato di fori dai quali l’acqua scendeva come un velo (il sudore, appunto). Nel punto in cui si ergeva il manufatto, coincidevano i confini di quattro regioni dell’impero: di qui il nome Meta.

La fontana (il cui rudere è stato rimosso solo nel 1936) era famosa nell’antichità perché i gladiatori sopravvissuti alle cruente gare del vicino anfiteatro andavano lì a rinfrescarsi. Nel Medioevo la Meta sudans divenne un punto di ritrovo di spiritisti e amanti dell’occulto, tanto che papa Gregorio II per <liberare> il posto dovette vietare ufficialmente che si tenessero riunioni magiche presso le fontane, infliggendo gravi pene ai trasgressori.

Ma ciò che più interessa è che nella Roma medievale la Meta sudans si guadagnò l’appellativo di <Torre di Virgilio”> per via di una notissima e boccaccesca leggenda che ha per protagonista appunto il celebre poeta. Si narra che Virgilio, innamoratosi della giovane ed eccezionalmente bella figlia di un imperatore (Augusto) Nerone? Adriano?), sollecitasse la ragazza ad accondiscendere alle sue poco oneste brame. Ma lei, fingendo dapprima di accettarne le avances, riuscì a beffarlo crudelmente. La giovane invita Virgilio a farsi trovare nottetempo sotto la torre nella quale lei abita per introdurlo segretamente nella sua stanza. Puntuale il poeta di presenta all’appuntamento, e dall’alto di una finestra la fanciulla, al posto delle trecce di Giulietta, cala una cena sufficientemente capace a contenere lo spasimante, Virgilio avido d’amore e pieno di gioia entra nel canestro e si fa tirare su.

Ma quando arriva a metà del percorso, la beneamata fa legare le fune e se ne lasciando il povero Virgilio sospeso a mezz’aria. Al mattino una folla sghignazzante di romani accorre a vedere lo spettacolo del poeta <volante> e miseramente beffato.
Virgilio però, ricondotto a terra, escogita una vendetta adeguata a un’ingiuria così grave.
Ricorrendo alle sue arti magiche, spegne i fuochi di tutta la città, e quando i romani vanno da lui per chiedere aiuto e consiglio, il poeta risponde che potranno riaccendere i loro focolari domestici solo accostando le torce alle parti più intime della fanciulla da cui era stato raggirato. E così si dovette fare. La malcapitata ragazza venne portata su una pubblica piazza e a spese del suo pudore rifornì di fuoco la città. Tra grasse risate e irriferibili ingiurie, leggiamo nei - Faictz merveilleux de Virgile – i romani andarono ad attingere il fuoco <à sa nature entre se jambes. Le riches y  boutoient des torches et les paure des chandelles>

 (Fonte per il racconto, libro di mia proprietà: Roma magica e misteriosa – Newton Compton Editori)