sabato 25 febbraio 2012

Basilica di San Paolo fuori le mura - Basilica of Saint Paul Outside the Walls




La Basilica di San Paolo fuori le mura è una delle quattro basiliche papali di Roma, la seconda più grande dopo quella di San Pietro in Vaticano. Il suo nome completo è Papale Arcibasilica Patriarcale Maggiore Arcipretale Abbaziale di S. Paolo fuori le Mura.
Sorge lungo la via Ostiense, vicino alla riva sinistra del Tevere, a circa due km fuori dalle mura aureliane (da cui il suo nome) uscendo dalla Porta San Paolo. Si erge sul luogo che la tradizione indica come quello della sepoltura dell'apostolo Paolo (a circa 3 km dal luogo - detto "Tre Fontane" - in cui subì il martirio e fu decapitato); la tomba del santo si trova sotto l'altare maggiore, detto "altare papale". Per questo, nel corso dei secoli, è stata sempre meta di pellegrinaggi; dal 1300, data del primo Anno Santo, fa parte dell'itinerario giubilare per ottenere l'indulgenza e vi si celebra il rito dell'apertura della Porta Santa. Fin dall'VIII secolo la cura della liturgia e della lampada votiva sulla tomba dell'apostolo è stata affidata ai monaci benedettini dell'annessa abbazia di San Paolo fuori le Mura.
L'intero complesso degli edifici gode dell'extraterritorialità della Santa Sede, pur trovandosi nel territorio della Repubblica Italiana.
Il luogo rientra nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'Unesco dal 1980.
Dalla sepoltura di Paolo a Costantino
È in quest'area sepolcrale che, come qualsiasi condannato a morte, la tradizione afferma che Paolo di Tarso sia stato sepolto, dopo aver subito il martirio. Sia Paolo che Pietro sarebbero caduti vittime della persecuzione neroniana seguita al grande incendio di Roma del 64. Secondo alcune teorie i due sarebbero stati martirizzati proprio nel 64, dopo l'incendio. Secondo Eusebio di Cesarea invece i due sarebbero stati uccisi nel 67. Una tradizione vuole che una matrona (tale Lucina, ma il nome è quasi sicuramente frutto di leggende successive) abbia messo a disposizione una tomba per seppellire i resti dell'apostolo.
Come per il sepolcro di Pietro anche quello di Paolo divenne immediatamente oggetto di venerazione per la nutrita comunità cristiana di Roma che relativamente presto eresse, sulle tombe dei due, dei piccoli monumenti funerari. Eusebio di Cesarea riporta nella sua Storia ecclesiastica un passo di una lettera di Gaio, presbitero sotto papa Zefirino, che cita i due trofei posti sopra le tombe degli apostoli, uno sul colle Vaticano e l'altro lungo la Via Ostiense.
Il luogo, meta di pellegrinaggi ininterrotti dal I secolo, venne monumentalizzato, come testimoniato dal Liber Pontificalis, dall'imperatore Costantino I, con la creazione di una piccola basilica, di cui si conserva solo la curva dell'abside, visibile nei pressi dell'altare centrale della basilica attuale ed orientato in direzione opposta all'attuale. Doveva trattarsi di un piccolo edificio probabilmente a tre navate, che ospitava in prossimità dell'abside la tomba di Paolo, ornata da una croce dorata.
La basilica di Costantino venne consacrata il 18 novembre 324 durante il pontificato di Silvestro I, e si inserisce nella serie di basiliche costruite dall'imperatore dentro ma soprattutto fuori della città, ed è la seconda fondazione costantiniana in ordine di tempo, dopo la cattedrale dedicata al Santo Salvatore (l'attuale basilica di San Giovanni in Laterano).

La basilica attuale

La ricostruzione fu voluta da Leone XII, che il 25 gennaio 1825 emanò l'enciclica Ad plurimas nella quale invitava i vescovi ad una raccolta di offerte presso i fedeli per la ricostruzione. All'appello rispose buona parte del mondo cristiano, con offerte generose tra le quali quelle del Re di Sardegna, della Francia, delle Due Sicilie, dei sovrani dei Paesi Bassi, dello zar Nicola I che offrì i blocchi di malachite dei due altari laterali del transetto e del viceré d'Egitto che inviò le colonne d'alabastro. Proprio il dono dello zar fece sì che non si potesse più collocare nella chiesa l'altare a cui avevano lavorato Camillo Rusconi e Luigi Mirri, che venne così donato da Pio IX alla Cattedrale di Forlì in occasione di un suo viaggio in quella città 1857.
Lo stesso Leone XII, in un chirografo del 18 settembre 1825 pose le basi per il progetto:
I lavori, diretti dall'architetto Pasquale Belli (che lavorava su un progetto iniziale di Giuseppe Valadier) poterono iniziare l'anno successivo, con la demolizione dell'Arco di Galla Placidia ed il reinserimento del quadriportico.

Interno – Navate – Transetto e Cappelle - Interior - Nave - Transept and Chapels


Una prima consacrazione avvenne il 5 ottobre 1840 ad opera di Gregorio XVI che consacrò solennemente l'altare della Confessione ma l'intera basilica venne consacrata da Pio IX il 10 settembre 1854, alla presenza di un gran numero di cardinali e di vescovi, presenti a Roma per la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione. I lavori comunque andarono oltre, entro il 1874 furono completati i mosaici della facciata, mentre solo nel 1928 fu aggiunto il vasto quadriportico esterno, formato da quasi 150 colonne.
Il 23 aprile 1891 lo scoppio della polveriera del Forte Campanile e Portico Portuense mandò in frantumi le vetrate a colori eseguite da Antonio Moroni nel 1830: al loro posto furono sistemate sottilissime lastre di alabastro donate da re Fuad I d'Egitto.
Nel dicembre 2006 furono ultimati alcuni lavori di ristrutturazione nella zona davanti all'altare papale, più bassa rispetto al pavimento della basilica: con la demolizione dell'altare che era presente in questa zona, è stato reso in parte visibile il sarcofago marmoreo che si trova sotto l'altare papale e che, secondo la tradizione, contiene i resti mortali dell'apostolo Paolo. È anche visibile la traccia della piccola abside appartenente alla chiesa più antica e orientata in senso contrario rispetto alla basilica attuale (l'abside era anticamente rivolta verso ovest, mentre oggi è rivolta verso est).





La basilica di San Paolo fuori le Mura presenta una pianta a croce latina; l'aula è divisa in cinque navate separate da quattro file di 20 colonne monolitiche di granito e prive di cappelle laterali. Il rivestimento delle pareti, come quello del pavimento, è in marmi policromi che compongono motivi geometrici. Lungo le due navate laterali più esterne, il transetto e la navata centrale si aprono i grandi finestroni ad arco a tutto sesto, chiusi con sottilissime lastre di alabastro sorrette da elaborate intelaiature in ferro battuto. Nella fascia immediatamente sopra gli archi che dividono le navate, vi è la serie dei tondi contenenti i ritratti di tutti i Pontefici, da San Pietro fino all'attuale papa Benedetto XVI. Realizzati con la tecnica del mosaico e su sfondo oro, furono iniziati nell'anno 1847, durante il pontificato di Pio IX. L'idea di questa serie di tondi ha le radici nell'antica basilica, poiché erano presenti anche in quest'ultima. Sopra i medaglioni mosivi, nella parte alta della navata centrale e del transetto, sono presenti 36 affreschi nei quali sono raffigurati degli episodi della vita di San Paolo, anch'essi voluti da Pio IX, ma terminati soltanto nel 1860. Durante i vari scavi e sondaggi compiuti dalla prima metà dell'Ottocento ad oggi sono emerse più di 1700 lastre con iscrizioni, che fungevano da lapidi per le oltre 5000 sepolture stimate ancora sotto il pavimento della basilica. Le basiliche martiriali (non solo di Roma) vennero infatti usate dal IV secolo in poi come enormi cimiteri coperti, con una densa stratificazione e numerosi casi di "furti di tombe".

Arco di Galla Placidia

L'arco trionfale, ovvero l'arco che separa il transetto dalla navata centrale, è detto di Galla Placidia, dal nome della committente dell'opera, che fece realizzare la decorazione musiva che lo ricopre tuttora durante il pontificato di Leone I. Alcuni importanti restauri conservativi furono attuati durante il pontificato di Clemente XII (1731-1740). Dopo l'incendio del 1823, il mosaico venne staccato e sottoposto ad un intervento di restauro. Al centro della composizione, al disopra dell'arco, vi è raffigurato Cristo Pantocratore iscritto dentro una circonferenza da cui fuoriescono dei raggi. Ai suoi lati, fra le nuvole rosse e verdi del cielo dorato, vi sono i quattro simboli degli Evangelisti: il bue di Luca e l'angelo di Matteo a sinistra; l'aquila di Giovanni e il leone di Marco a destra. Più in basso, ai due lati dell'arco, sono raffigurati ventiquattro uomini anziani disposti in quattro gruppi da sei, due per ogni lato. Indossano il pallio e portano una corona. Ancora più sotto, su sfondo blu scuro, vi sono le figure di San Paolo (a sinistra) e di San Pietro (a destra).

Il transetto riprende nella decorazione lo schema della navata centrale: le pareti sono decorate da marmi policromi e scandite da lesene corinzie nella fascia inferiore, mentre in quella superiore continuano gli affreschi sulla vita di San Paolo alternati ai finestroni in alabastro. Alle due testate vi sono due altari gemelli, realizzati con la malachite donata dallo zar di Russia Nicola I in stile neoclassico. I due altari sono dedicati alla Madonna (altare di destra, con pala raffigurante l'Incoronazione della Vergine e a San Paolo (altare di destra, con pala raffigurante la Conversione di San Paolo). Sul transetto si aprono quattro cappelle, due a destra e due a sinistra dell'abside, in corrispondenza alle relative navate laterali. Qui di seguito si descrivono a partire dall'estrema sinistra.
La prima è la cappella di Santo Stefano. Conserva all'interno il dipinto Martirio di Santo Stefano di Francesco Podesti e la statua del protomartire, di Rinaldo Rinaldi.
La seconda è la cappella del Santissimo Sacramento, scampata all'incendio del 1823; fu progettata da Carlo Maderno, che ha scolpì anche la statua di Santa Brigida qui conservata. Sull'altare si trova un pregevole crocifisso scolpito secondo alcuni da Pietro Cavallini, che è sepolto in questa cappella. Secondo altri l'autore del crocifisso è Tino di Camaino.


Esterno - QuadriporticoLa Porta Sacra  - Exterior - Quadriporticus - Front of the Basilica of Saint Paul Outside the Walls –– The Holy Door



Il corpo della basilica è preceduto dal cortile quadriporticato realizzato tra il 1890 e il 1928 da Guglielmo Calderini su progetto iniziale di Luigi Poletti.
Mentre il nartece, ovvero il portico che costeggia la facciata della basilica, ha una sola fila di colonne, i due laterali hanno una doppia fila, quello che si trova sul lato opposto presenta una tripla fila di colonne più alte e robuste rispetto alle altre. Le pareti laterali sono decorate con medaglioni raffiguranti i simboli degli apostoli e alcuni discepoli di San Paolo. Nei medaglioni del lato d'ingresso, invece, sono raffigurati i dodici apostoli.

Al centro del cortile si trova la statua di San Paolo, realizzata in marmo di Carrara da Giuseppe Obici


Facciata - Façade of the Basilica of St Paul Outside the Walls



I mosaici della facciata
La facciata sopra il colonnato è decorata con dei mosaici eseguiti fra il 1854 e il 1874 su cartoni di Filippo Agricola e Giulio Consoni che si ispirarono per quanto possibili a quello originale del X secolo. Il mosaico è suddiviso in tre fasce. In quella inferiore, su sfondo oro, alternati alle finestre sono raffigurati i quattro profeti dell'Antico Testamento: Isaia, Daniele, Geremia ed Ezechiele. Sopra di essi, prima del cornicione, vi è una fascia con l'Agnus Dei sul monte del paradiso da cui sgorgano i quattro fiumi simboleggianti i Vangeli, nei quali si dissetano dodici agnelli, che simboleggiano gli apostoli. Nel timpano triangolare, infine, vi è raffigurato Cristo benedicente posto in mezzo a San Paolo e San Pietro e la striscia centrale
Nel nartece, arricchito anch'esso, come gli altri tre lati del quadriportico, da marmi policromi nel rivestimento delle pareti, si aprono i cinque portali che permettono l'accesso alla basilica. Fra le porte, quella centrale, che è la più grande, risale al 1931 ed è opera di Antonio Maraini. Essa, alta 7,48 metri e larga 3,35 raffigura degli episodi della vita dei santi Pietro e Paolo ed è realizzata in bronzo e decorata da una croce realizzata con la tecnica dell'agemina in argento ed incrostata di lapislazzuli.
La porta di destra, risalente all'XI secolo è la più antica: divisa in 54 pannelli nei quali sono incise scene di vita di Gesù e dei suoi apostoli, è chiamata Porta Bizantina e fungeva da ingresso principale fino al 1967 quando è stata invece scelta per chiudere dall'interno il vano della Porta Santa. Quest'ultima, opera di Enrico Manfrini, misura 3,71 metri in altezza e 1,82 in larghezza, illustra sull'esterno il tema della Trinità e reca alla base un distico augurale in latino: Ad sacram Pauli cunctis venientibus aedem – sit pacis donum perpetuoquoe salus (A quanti vengono nel santo tempio di Paolo sia concesso il dono della pace e della salvezza eterna)

English version

The Papal Basilica of St Paul Outside the Walls (Italian: Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura), commonly known as St Paul's Outside the Walls, is one of Rome's four ancient major basilicas or papal basilicas: the basilicas of St. John Lateran, St. Mary Major, and St. Peter's and Saint Paul Outside the Walls. Francesco Monterisi was named archpriest of the basilica in 2009. The basilica was founded by the Roman Emperor Constantine I over the burial place of Saint Paul, where it was said that, after the Apostle's execution, his followers erected a memorial, called a cella memoriae. This first edifice was expanded under Valentinian I in the 370s.
In 386, Emperor Theodosius I began erecting a much larger and more beautiful basilica with a nave and four aisles with a transept; the work including the mosaics was not completed until Leo I's pontificate (440–461). In the 5th century it was larger than the Old St. Peter's Basilica. The Christian poet Prudentius, who saw it at the time of emperor Honorius (395–423), describes the splendours of the monument in a few expressive lines. As it was dedicated also to Saints Taurinus and Herculanus, martyrs of Ostia in the 5th century, it was called the basilica trium Dominorum ("basilica of Three Lords").
Under Gregory the Great (590–604) the basilica was extensively modified. The pavement was raised to place the altar directly over Paul's tomb. A confession permitted access to the Apostle's sepulcher.
In that period there were two monasteries near the basilica: St. Aristus's for men and St. Stefano's for women. Masses were celebrated by a special body of clerics instituted by Pope Simplicius. Over time the monasteries and the basilica's clergy declined; Pope Saint Gregory II restored the former and entrusted the monks with the basilica's care.
As it lay outside the Aurelian Walls, the basilica was damaged in the 9th century during the Saracen invasions. Consequently, Pope John VIII (872–882) fortified the basilica, the monastery, and the dwellings of the peasantry, forming the town of Joannispolis (Italian: Giovannipoli) which existed until 1348, when an earthquake totally destroyed it.
In 937, when Saint Odo of Cluny came to Rome, Alberic II of Spoleto, Patrician of Rome, entrusted the monastery and basilica to his congregation and Odo placed Balduino of Monte Cassino in charge. Pope Gregory VII was abbot of the monastery and in his time Pantaleone, a rich merchant of Amalfi who lived in Constantinople, presented the bronze doors of the basilica maior, which were executed by Constantinopolitan artists; the doors are inscribed with Pantaleone's prayer that the "doors of life" may be opened to him. Pope Martin V entrusted it to the monks of the Congregation of Monte Cassino. It was then made an abbey nullius. The abbot's jurisdiction extended over the districts of Civitella San Paolo, Leprignano, and Nazzano, all of which formed parishes. But the parish of San Paolo in Rome is under the jurisdiction of the cardinal vicar.


The graceful cloister of the monastery was erected between 1220 and 1241.
From 1215 until 1964 it was the seat of the Latin Patriarch of Alexandria.
Arnolfo di Cambio's tabernacle
On 15 July 1823 a fire, started through the negligence of a workman who was repairing the lead of the roof, resulted in the almost total destruction of the basilica which, alone of all the churches of Rome, had preserved its primitive character for 1435 years. It was re-opened in 1840, and reconsecrated 1855 with the presence of Pope Pius IX and fifty cardinals. Completing the works of reconstruction took longer, however, and many countries made their contributions. The Viceroy of Egypt sent pillars of alabaster, the Emperor of Russia the precious malachite and lapis lazuli of the tabernacle. The work on the principal facade, looking toward the Tiber, was completed by the Italian Government, which declared the church a national monument. On 23 April 1891 an explosion at Porta Portese destroyed the stained glasses.
On 31 May 2005 Pope Benedict XVI ordered the Basilica to come under the control of an Archpriest and he named Archbishop Andrea Cordero Lanza di Montezemolo as its first archpriest.

Architecture and interior

The covered portico that precedes the facade is a Neo-classicist addition of the 19th-century reconstruction. The 20th-century door includes the remains of the leaves from the originary portal, executed by Staurachius of Chios around 1070 in Constantinople, with scenes from the New and Old Testament. On the right is the Holy Door, which is opened only during the Jubilees.
The new basilica has maintained the original structure with one nave and four aisles. It is 131.66 metres (432.0 ft) long, 65 metres (213 ft)-wide , and 29.70 metres (97.4 ft)-high, the second largest in Rome.
The nave's 80 columns and its stucco-decorated ceiling are from the 19th century. All that remains of the ancient basilica are the interior portion of the apse with the triumphal arch. The mosaics of the apse, work by Pietro Cavallini, were mostly lost in the 1823 fire; only a few traces were incorporated in the reconstruction. The 5th-century mosaics of the triumphal arch are original: an inscription in the lower section attest they were done at the time of Leo I, paid by Galla Placidia. The subject portrays the Apocalypse of John, with the bust of Christ in the middle flanked by the 24 doctors of the church, surmounted by the flying symbols of the four Evangelists. St. Peter and St. Paul are portrayed at the right and left of the arch, the latter pointing downwards (probably to his tomb).
The tabernacle of the confession of Arnolfo di Cambio (1285) belong to the 13th century.
In the old basilica each pope had his portrait in a frieze extending above the columns separating the four aisles and naves. A 19th-century version can be seen now. The nave's interior walls were also redecorated with scenes from Saint Paul's life in two mosaics.
The sacristy contains a fine statue of Pope Boniface IX.
South of the transept is the cloister, considered "one of the most beautiful of the Middle Ages". Built by Vassalletto in 1205-1241, it has double columns of different shapes. Some columns have inlays with golden and coloured-glass mosaics; the same decoration can be seen on the architrave and the inner frame of the cloister. Also visible are fragments from the destroyed basilica and ancient sarcophagi, one with scenes of the myth of Apollo.
The tomb of St. Paul
According to tradition, Paul's body was buried two miles away from the place of his martyrdom, in the sepulchral area along the Ostiense Way, which was owned by a Christian woman named Lucina. A tropaeum was erected on it and quickly became a place of veneration.
Constantine I erected a basilica on the tropaeum's site, and the basilica was significantly extended by Theodosius I from 386, into what is now known as Saint Paul Outside the Walls. During the 4th century, Paul's remains, excluding the head, were moved into a sarcophagus. (According to church tradition the head rests at the Lateran.) Paul's tomb is below a marble tombstone in the Basilica's crypt, at 1.37 metres (4.5 ft) below the altar. The tombstone bears the Latin inscription PAULO APOSTOLO MART ("to Paul the apostle and martyr"). The inscribed portion of the tombstone has three holes, two square and one circular. The circular hole is connected to the tomb by a pipeline, reflecting the Roman custom of pouring perfumes inside the sarcophagus, or to the practice of providing the bones of the dead with libations. The sarcophagus below the tombstone measures 2.55 metres (8.4 ft) long, 1.25 metres (4.1 ft) wide and 0.97 metres (3.2 ft) high.

The discovery of the sarcophagus is mentioned in the chronicle of the Benedictine monastery attached to the Basilica, in regard to the 19th century rebuilding. Unlike other sarcophagi found at that time, this was not mentioned in the excavation papers.
On 6 December 2006, it was announced that Vatican archaeologists had confirmed the presence of a white marble sarcophagus beneath the altar, perhaps containing the remains of the Apostle. A press conference held on 11 December 2006 gave more details of the work of excavation, which lasted from 2002 to 22 September 2006, and which had been initiated after pilgrims to the basilica expressed disappointment that the Apostle's tomb could not be visited or touched during the Jubilee year of 2000. The sarcophagus was not extracted from its position, so that only one of its two narrow sides is visible.
On 29 June 2009 Pope Benedict XVI announced that carbon 14 dating of bone fragments in the sarcophagus confirmed a date in the 1st or 2nd century. "This seems to confirm the unanimous and uncontested tradition that they are the mortal remains of the Apostle Paul," Benedict announced at a service in the basilica to mark the end of the Vatican's Paoline year in honor of the apostle. With the bone fragments archaeologists discovered some grains of incense, and pieces of purple linen with gold sequins and blue linen textiles.
A curved line of bricks indicating the outline of the apse of the Constantinian basilica was discovered immediately to the west of the sarcophagus, showing that the original basilica had its entrance to the east, like Saint Peter's Basilica in the Vatican. The larger 386 basilica that replaced it had the Via Ostiense (the road to Ostia) to the east and so was extended westward, towards the river Tiber, changing the orientation diametrically.
UNESCO World Heritage site since 1980.

(source Wikipedia)