martedì 13 marzo 2012

Cascata delle Marmore – Marmore's Falls



Oggi facciamo una gita nella bella e verde Umbria




La Cascata delle Marmore è una cascata a flusso controllato, tra le più alte d'Europa, potendo contare su un dislivello complessivo di 165 m, suddiviso in tre salti.
Il nome deriva dai sali di calcio presenti sulle rocce che sembrano simili a marmo.
Le acque della cascata sono sfruttate intensamente per la produzione di energia elettrica, nella centrale di Galleto. Questo fa sì che la cascata vera e propria non sia continuamente funzionante, ma per la maggior parte del tempo si riduca alle dimensioni di un torrente. Il bacino del lago di Piediluco funge da serbatoio idrico per la centrale, costruita nel 1929, capace di produrre energia elettrica con una potenza di circa 530 MW. Per regolare il funzionamento della centrale e per permetterne la visione a tutti, in orari e periodi definiti, la cascata viene fatta funzionare alla massima portata: un segnale acustico avvisa dell'apertura delle paratoie di regolazione, e in pochi minuti la portata aumenta fino al valore massimo. Normalmente, la cascata funziona un paio di ore al giorno, con orari di funzionamento prolungati in occasione di giorni festivi. Si accede ai punti di osservazione migliori previo pagamento di un biglietto d'ingresso.



Essa si trova a circa 7,5 km di distanza da Terni, in Umbria, quasi alla fine della Valnerina, la lunga valle scavata dal fiume Nera (42°32′39″N 12°43′16″E / 42.54417°N 12.72111°E / 42.54417; 12.72111). La cascata è formata dal fiume Velino che, in prossimità della frazione di Marmore (376 m s.l.m.), defluisce dal lago di Piediluco e si tuffa con fragore nella sottostante gola del Nera. Normalmente solo una parte dell'acqua del fiume Velino (portata media 50 m³/s) viene deviata verso la cascata (circa il 30%, equivalenti a circa 15 m³/s).
Il fiume Velino percorre gran parte dell'altopiano che circonda, e a valle si trova naturalmente intralciato dalla presenza di massicci calcarei e dall'assenza di un adeguato letto dove scorrere. Questa particolare configurazione geologica ha portato, nel corso delle ere, alla formazione di una palude stagnante, nociva per la salubrità dei luoghi. Nel 271 a.C., il console romano Manio Curio Dentato ordina la costruzione di un canale (il Cavo Curiano) per far defluire le acque stagnanti in direzione del salto naturale di Marmore: da lì, l'acqua precipitava direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere.
Tuttavia, la soluzione di questo problema ne creava un altro: in concomitanza delle piene del Velino, l'enorme quantità d'acqua trasportata dal Nera minacciava direttamente il centro abitato di Terni. Questo fu motivo di contenzioso tra le due città, tanto che nel 54 a.C. si giunse a porre la questione direttamente al Senato Romano: Rieti era rappresentata da Cicerone, Terni da Aulo Pompeo. La causa si risolse con un nulla di fatto, e le cose rimasero così per i secoli successivi.
La mancata manutenzione del canale portò però a una diminuzione del deflusso delle acque e a un principio di impaludamento della piana reatina. Dopo varie peripezie, nel 1422 un nuovo canale venne costruito per ripristinare l'originaria portata del fiume (Cavo Reatino o Cavo Gregoriano, per via dell'intervento di Gregorio XII).



Papa Paolo III, nel 1545, diede mandato ad Antonio da Sangallo il Giovane di aprire un altro canale, la Cava Paolina, che però riuscì ad assolvere il proprio compito solo per 50 anni. Si pensò allora di ampliare la Cava Curiana e di costruire un ponte regolatore, una sorta di valvola che avrebbe permesso di regolare il deflusso delle acque. Quest'opera fu inaugurata nel 1598 da Papa Clemente VIII, che aveva affidato l'incarico progettuale a Giovanni Fontana, fratello di Domenico; ovviamente, il canale prese il nome di Cava Clementina.
Nei due secoli seguenti, l'opera creò non pochi problemi alla piana sottostante, ostacolando il corretto deflusso del Nera e provocando l'allagamento delle campagne circostanti. Per ordine di Papa Pio VI, nel 1787, l'architetto Andrea Vici operò direttamente sui balzi della cascata, dandole l'aspetto attuale e risolvendo finalmente la maggior parte dei problemi.
Nel XIX secolo le acque della cascata cominciarono a essere utilizzate per la loro forza motrice: nel 1896, le neonate Acciaierie di Terni alimentavano i loro meccanismi sfruttando 2 m³ d'acqua del Cavo Curiano. Negli anni successivi, la cascata cominciò a essere sfruttata intensamente per la produzione di energia idroelettrica.
Una vista panoramica della cascata si può ammirare dal borgo medievale di Torreorsina, unico paese della Valnerina che si affaccia direttamente su di essa.




La leggenda

Sulle origini della cascata c'è una leggenda: una ninfa di nome Nera si innamorò di un bel pastore: Velino. Ma Giunone, gelosa di questo amore, trasformò la ninfa in un fiume, che prese appunto il nome di Nera. Allora Velino, per non perdere la sua amata, si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore. Questo salto, destinato a ripetersi per l'eternità, si replica ora nella Cascata delle Marmore.

English version
Today we take a trip in the green Umbria





The Cascata delle Marmore (Marmore's Falls) is a man-made waterfall created by the ancient Romans. Its total height is 165 m (541 feet), making it one of the tallest in Europe and the tallest man-made waterfall in the world. Of its 3 sections, the top one is the tallest, at 83 m (272 feet).
It is located 7.7 km from Terni, a provincial capital of the Italian region of Umbria.
Its source is a portion of the waters of the river Velino (the rest of the river flows into a hydroelectric power plant), after flowing through Piediluco lake near the community of Marmore. It pours into the valley below formed by the river Nera. Its flow is turned on and off according to a published schedule, to satisfy the needs of tourists and the power company alike. Tourists try to be there the moment the gates are opened to see the powerful rush of water.

Most of the time, the water in the canals above the falls is diverted to a hydroelectric power plant, so the flow in the falls themselves is reduced to the level of a creek. Piediluco Lake, above the falls, is used as a reservoir for the power plant. The Galleto power plant, built in 1929, is architecturally interesting. Its capacity is about 530 MW. To control the operation of the power plant, and to satisfy tourists, the fall is turned on according to a set schedule, achieving a spectacular effect at full flow. An alarm is sounded first, then the gates are opened, and in a few minutes the small creek is transformed into a full-sized river rushing into the void below.
Normally, the fall is turned on between noon and 1:00 PM and again between 4:00 and 5:00 PM every day, with additional times on holidays. An entrance fee is charged to visit the falls and the surrounding area.

A path along the falls allows the visitor to hike up to the top of the falls. Along the way, a tunnel leads to an observatory just next to the falls, where a visitor is guaranteed to get soaked. A safer observatory near the top affords a grandiose view of the falls and of the Nera valley below.






History

The Velino river flows through the highlands that surround the city of Rieti. In ancient times, it fed a wetland that was thought to bring illness (probably malaria). To remove that threat to the city of Rieti, in 271 BC, the Roman consul Manlius Curius Dentatus ordered the construction of a canal (the Curiano Trench) to divert the stagnant waters into the natural cliff at Marmore. From there, the water fell into the Nera river below. However, that solution created a different problem: when the Velino river was in flood stage, its water flowed through the Nera toward the city of Terni, threatening its population. The issue was so contentious between the two cities that the Roman Senate was forced to address it in 54 BC. Cicero represented Terni, and Aulus Pompeius represented Rieti. The Senate did nothing about the problem, and the problem remained the same for centuries.
Lack of maintenance in the canal resulted in a decrease in the flow, until eventually the wetland began to reappear. In 1422, Pope Gregory XII ordered the construction of a new canal to restore the original flow (the Gregorian Trench or Rieti Trench).
In 1545, Pope Paul III ordered that a new canal be built (the Pauline Trench). The plan was to expand the Curian Trench and to build a regulating valve to control the flow. Upon its completion some 50 years later (in 1598), Pope Clement VIII inaugurated the new work, and named it after himself: the Clementine Trench.
In the following two centuries, the presence of the canal was problematic for the countryside in the valley below, as the Nera often flooded it. In 1787, Pope Pius VI ordered architect Andrea Vici to modify the leaps below the falls, giving the falls its present look and finally resolving the majority of the problems.
In 1896, the newly formed steel mills in Terni began using the water flow in the Curiano Trench to power their operation. In the following years, engineers began using the water flow to generate electricity.









The Legend

On the origins of the waterfall there is a legend: a nymph called Nera fell in love with a handsome sherperd Velino. But Juno, jealous of this love, the nymph transformed into a river, which took the name of Nera. Then Velino, not to lose his beloved, he threw himself headlong from the rock of Marmore. This jump, likely to be repeated for eternity, is replicated now in Marmore Falls. (my tranlastion)


(source Wikipedia)